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venerdì 7 ottobre 2011
Il sogno d'amore
Ognuno di noi ha il diritto e il dovere nel credere ai sogni.
Ho sempre pensato che siamo esseri non completi non perché non siamo esseri unici, ma perché siamo Angeli con un’ala sola per volare abbiamo bisogno di un altro Angelo e volare abbracciati verso quel cielo che si chiama felicità.
Ci sono corpi che sono nati per essere uniti, ci sono occhi che cercano altri occhi perché cosi entrambi possono guardare lo stesso orizzonte, essenze che si uniscono per effondere tutta la dolcezza e la fragranza del loro profumo, cuori che scandiscono insieme i rintocchi del tempo che passa, persone legate da una forza d’attrazione così immensa che non potrà mai diventare repulsiva, perché niente può dividere ciò che l’amore ha il potere di unire.
Mani e corpi che danzano su note suonate dai battiti, dai respiri dall’unione di due corpi che si amano.
L’amore quello che non conosce ostacoli, che non concepisce nè di tempo nè di luogo, quell’amore vivo capace di infiamma il tuo cuore, quell’amore che si espande in ogni direzione che pervade tutto ciò che ci circonda.
L’amore quello che trasforma magicamente le cose più noiose, in quelle più belle da fare, che rende un piatto insipido il più gustoso, il luogo più brutto e tempestoso il più bello e illuminato, una giornata triste e uggiosa, felice e soleggiata, che riesce a farti star bene solo con il semplice pensiero di lei.
L’amore quello che ti s’illuminano gli occhi solo nel pronunciare il nome della persona amata, che ti da un sussulto al cuore solo vedendola, l’amore quello che lega due esseri per sempre, puoi dimenticarti di tutto ma non dell’amore e di aver amato.
martedì 27 settembre 2011
Chiesi a Dio...
Chiesi a Dio...
di essere forte per eseguire progetti grandiosi:
Egli mi rese debole per conservarmi nell'umiltà.
Domandai a Dio che mi desse la salute
per realizzare grandi imprese:
egli mi ha dato il dolore per comprenderla meglio.
Gli domandai la ricchezza per possedere tutto:
mi ha fatto povero per non essere egoista.
Gli domandai il potere
perché gli uomini avessero bisogno di me:
egli mi ha dato l'umiliazione
perché io avessi bisogno di loro.
Domandai a Dio tutto per godere la vita:
mi ha lasciato la vita
perché potessi apprezzare tutto.
Signore, non ho ricevuto niente di quello
che chiedevo,
ma mi hai dato tutto quello di cui avevo bisogno
e quasi contro la mia volontà.
Le preghiere che non feci furono esaudite.
Sii lodato; o mio Signore,
fra tutti gli uomini
nessuno possiede quello che ho io!
Kirk Kilgour
Preghiera scritta da famoso
campione olimpionico nella pallacanestro
rimasto paralizzato nel '76
a seguito di un incidente durante un allenamento.
La preghiera è stata letta dall'autore
in sedia a rotelle di fronte al Papa
durante il Giubileo dei malati a Roma.
domenica 11 settembre 2011
Ricordiamoci del FANCIULLINO che è in noi......

Uno dei testi che mi ha sempre fatto riflettere è “IL FANCIULLINO” di Pascoli. Dentro di noi c’è un Fanciullino una voce nascosta nel profondo di ciascun uomo, che si pone in contatto con il mondo attraverso l’immaginazione e la sensibilità. Purtroppo noi uomini adulti perdiamo il contatto con il nostro Fanciullino, che ci vuol guidare alla scoperta di aspetti nuovi e misteriosi che sfuggono ai nostri sensi e alla nostra ragione, con il nostro raziocinio non riusciamo più a vedere né a sentire. Non siamo più capaci di riconoscere la bellezza nelle cose umili, nei piccoli gesti; siamo sempre in cerca di un appagamento fatto del possesso di cose materiali, non pensiamo più al nostro benessere psico-fisico, desideriamo qualcosa ma nel momento in cui la otteniamo ci sentiamo vuoti.
Siamo alla ricerca affannosa e ansiosa della FELICITA’. Noi uomini di questo tempo conosciamo più di quello che sapevano i nostri antenati, abbiamo una vita agiata, ma ci manca, anzi abbiamo smarrito i loro valori, l’importanza della “famiglia”,” l’amore”,”l’amicizia”, “la solidarietà”, “la fratellanza”. Gli uomini di un tempo amavano la vita anche nella miseria e non avevano invidia della ricchezza, quel poco che avevano lo condividevano con gli altri. In questa vita così frenetica, non si ha il tempo per se stessi, per entrare in contatto con il Fanciullino che è dentro di noi. Non riusciamo più ad aprire il nostro cuore, ma ci chiudiamo in una razionalità che ci fa diventare sempre più cinici.
Non godiamo dei momenti passati con chi amiamo, con le persone a cui vogliamo bene, ci dimentichiamo che questo tempo perso non tornerà più, non sempre si può avere una seconda possibilità, un ti voglio bene, un ti amo, stringere forte a sé e baciare chi si ama, abbracciare chi si vuol bene. Ci ritroveremo soli a guardarci intorno, a pensare a tutto ciò che avremmo voluto dire e fare con chi veramente conta nella vita cioè le persone. Dimentichiamo come sia bello il mondo intorno a noi, come piccoli gesti rendano la vita più bella. Pensiamo che tutto ci sia dovuto, che siamo padroni di tutto ciò che è nel mondo, senza capire che noi siamo ospiti su questa terra, che non vivremo in eterno. Ogni momento è buono per essere felici, e quando non possiamo avere ciò che vorremmo, dovremmo accontentarci di ciò che abbiamo. Quando incontriamo persone meravigliose non lasciamocele scappare, teniamole strette a noi dimostrando loro quando siano importanti. Aiutiamo gli altri, perché potrebbe capitare a noi di avere bisogno di loro, confrontiamoci con gli altri senza che ciò diventi un litigio, prima di fare qualsiasi azione o di dire qualcosa proviamo a pensarci dall'altro lato.
La vita è bella cerchiamo di viverla nel modo giusto, e di inondare il mondo di Amore.
venerdì 9 settembre 2011
Piccoli pensieri......
L'Amore non ha mutamenti non è vittima dei cambiamenti, rimane costante nel tempo, immutata come quando si è dati il primo bacio, come quando si è fatti la prima volta l'amore, come quando il più gran desiderio della giornata è tornare da lei. Peccato che quest’Amore è diventato utopia, non riusciamo più a cogliere gli attimi più belli della vita, una vita che è frenesia ansiosa e preoccupazioni. Abbiamo perso il contatto con tutto ciò che ci circonda, la sensibilità d'animo, navighiamo nel fiume della vita senza prestare attenzione al paesaggio e dove andiamo, senza vedere che il nostro distacco dal mondo ci porta verso un precipizio senza ritorno. L'Amore è universale, l'Amore è completezza, l'Amore è solidità, l'Amore è felicità, l'Amore è passione, fiducia; si può fare a meno di tutto tranne l’amore. Persone che hanno avuto tutto della vita, sono depresse e insoddisfatte perchè non hanno amore, persone che non hanno niente sono felici perchè hanno la cosa più importante l'amore. L'amore è il colore della vita, ciò che la illumina e la rende meravigliosa.
venerdì 12 marzo 2010
Berlusconi e i suoi pronostici ottimistici, ancora nessuna ripresa!
- 5.1 % Prodotto interno lordo
Lo scorso anno l’Italia ha registrato il peggior dato di sempre, il prodotto interno lordo è sceso di cinque punti percentuali.
307 Mila disoccupati
Sono 307 mila le persone che hanno perso il posto di lavoro in un anno, i disoccupati superano quota 2.1 milioni.
- 3.3 % Produzione industriale
La produzione industriale, secondo l’Istat a Gennaio è diminuita del 3.3 % rispetto a un anno prima.
44.4 % Tassazione
E’ la pressione fiscale sul lavoro dipendente in Italia. Nel 2008 era del 44 per cento, mentre quella generale si ferma al 43.3 %.
95 Milioni Cassa Integrazione
Sono le ore di cassa integrazione autorizzate alle aziende nel mese di Febbraio, in aumento del 123.5 % rispetto al 2009.
Irrisorie le misure del governo Berlusconi, l’unica cosa che si è vista nell’ultimo periodo sono,
regole violate, diciannovesima norma ad personam, ad uso e consumo del presidente del Consiglio.
Il parlamento continua a violare la Costituzione pur di mettere a riparo dai suoi processi, approvando il legittimo impedimento e leggi salva lista.
sabato 13 febbraio 2010
Berlusconi Silvio: Appartenenza alla loggia massonica P2 (Propaganda 2)

Tratto da…Wikipedia:
L’iscrizione di Berlusconi alla loggia massonica P2 avviene il 26 gennaio 1978 nella sede di via Condotti a Roma, all’ultimo piano del palazzo che ospita il gioiellere Bulgari insieme a Roberto Gervaso; la tessera è la n. 1816, codice E. 19.78, gruppo 17, fascicolo 0625, come risulta dai documenti e dalle ricevute sequestrate ai capi della loggia. Berlusconi ha negato la sua partecipazione alla P2, ma ha ammesso in tribunale di essere stato iscritto. Nell’autunno del 1988 (nel corso di un processo contro due giornalisti accusati di averlo diffamato celebrato dal tribunale di Verona), Berlusconi dichiarò: «Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo comunque che è di poco anteriore allo scandalo. [...] Non ho mai pagato una quota di iscrizione, né mai mi è stata chiesta».
Per tali dichiarazioni il pretore di Verona Gabriele Nigro ha avviato nei confronti di Berlusconi un procedimento per falsa testimonianza. Al termine il magistrato veronese ha prosciolto in istruttoria l’imprenditore perchè il fatto non costituisce reato
Il sostituto procuratore generale Stefano Dragone ha però successivamente impugnato il proscioglimento e la Corte d’appello di Venezia ha avviato un nuovo procedimento in esito al quale ha stabilito che «Berlusconi, deponendo davanti al Tribunale di Verona nella sua qualità di teste-parte offesa, ha dichiarato il falso» ma che «il reato attribuito all’imputato va dichiarato estinto per intervenuta amnistia».
Successivamente dichiarò: “Non sono mai stato piduista, mi mandarono la tessera e io la rispedii subito al mittente: comunque i tribunali hanno stabilito che gli iscritti alla P2 non commisero alcun reato, e quindi essere stato piduista non è titolo di demerito”.
In altra occasione, ha affermato che la P2 “per la verità allora appariva come una normalissima associazione, come se fosse un Rotary, un Lions, e non c’erano motivi, per quello che se ne sapeva, per pensare che la cosa fosse diversa. Io resistetti molto a dare la mia adesione, e poi lo feci perché Gervaso insistette particolarmente dicendomi di rendere una cortesia personale a lui”.
Secondo la Commissione parlamentare d’inchiesta Anselmi la loggia massonica era “eversiva”. Essa fu sciolta con un’apposita legge, la n. 17 del 25 gennaio 1982.
La P2 era “un’organizzazione che mirava a prendere il possesso delle leve del potere in Italia attraverso il «piano di rinascita democratica», un elaborato a mezza via tra un manifesto e uno «studio di fattibilità». Conteneva una sorta di ruolino di marcia per la penetrazione di esponenti della loggia nei settori chiave dello Stato, indicazioni per l’avvio di opere di selezionato proselitismo e anche un preventivo dei costi per l’acquisizione delle funzioni vitali del potere”. Il Piano programmava la dissoluzione dei partiti e la costruzione di due poli organizzati in club territoriali e settoriali; tendeva al monopolio dell’informazione, al controllo della banche, alla Repubblica presidenziale e al controllo della magistratura da parte del potere politico.
Ricevuta di pagamento della quota di iscrizione di Silvio Berlusconi alla Loggia P2.
Secondo il fondatore della P2 Licio Gelli, Berlusconi “ha preso il nostro Piano di rinascita e lo ha copiato quasi tutto”.Anche il vescovo di Ivrea Luigi Bettazzi rimprovera al primo governo Berlusconi, al momento della sua caduta (1995), di essere “l’attuazione fatta e programmata da Berlusconi del Piano di rinascita democratica proposto dalla Loggia P2 già nel 1976″.D’altra parte, l’affermazione di Gelli sembrerebbe sottointendere una certa estraneità di Berlusconi al tentativo che la loggia fece di attuare il suo piano, mentre, al di là delle analogie reali o apparenti, i contatti tra Berlusconi e personaggi legati alla loggia appaiono piuttosto concreti e provati e viaggiano per le vie degli affari, in particolare attraverso il canale internazionale rappresentato dal Banco Ambrosiano. Nell’organigramma complessivo della P2, incentrato, come detto, sulla segreta penetrazione dei più diversi luoghi del potere (finanza, politica, media), il ruolo dei giornali e della televisione appare decisivo. Lo stesso Gelli ha anche affermato: “Il vero potere risiede nelle mani di chi ha in mano i mass media”.
A partire dal 1985, gli archivi di Gelli testimoniano l’intervento della P2 nell’acquisizione da parte di Berlusconi dell’allora più diffuso settimanale popolare italiano Tv Sorrisi e Canzoni.La transazione, se vista come una delle tante compiute all’interno della stessa intricata ragnatela di imprese legate al sistema creditizio vaticano, risulta quasi solo un passaggio di consegna per la realizzazione del programma. È il giugno del 1983 quando la consociata all’estero Ambrosiano Group Banco Comercial di Managua cede a Berlusconi il 52% del pacchetto azionario della rivista. A interessarsi dell’affare sono i finanzieri Roberto Calvi e Umberto Ortolani. A seguito della presentazione delle conclusioni della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla P.2, la loggia fu sciolta per legge in ragione dei «fini eversivi» che si prefiggeva. Gelli fu condannato e arrestato, benché al riguardo Berlusconi sostenne di essere «…sempre in curiosa attesa di conoscere quali fatti o misfatti siano effettivamente addebitati a Licio Gelli…».
Al momento del suo ingresso ufficiale in politica (1993), Berlusconi presentò un partito la cui struttura e programma parvero ad alcuni, simili a quelle prefigurate nel disegno eversivo della P2: «Club dove siano rappresentati… operatori imprenditoriali, esponenti delle professioni liberali, pubblici amministratori» e solo «pochissimi e selezionati» politici di professione. Fin dal primo governo Berlusconi i titolari di diversi incarichi sono risultati appartenenti alle liste segrete scoperte nella residenza di Licio Gelli a Castiglion Fibocchi.
Il 13 marzo 2006 la maggioranza parlamentare guidata da Berlusconi approvò una modifica dell’articolo 283 del Codice Penale sulla base del quale era stata messa sotto processo (e poi assolta) la P2. Il testo precedente era questo:
“Chiunque commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello Stato, o la forma del Governo, con mezzi non consentiti dall’ordinamento costituzionale dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni”.
il testo modificato è invece il seguente:
“Chiunque, con atti violenti, commette un fatto diretto e idoneo a mutare la Costituzione dello Stato o la forma di governo, è punito con la reclusione non inferiore a cinque anni.”
mercoledì 4 novembre 2009
La Crisi è finita?

Lo scenario del CSC sconta modesti incrementi del PIL italiano nel secondo semestre del 2009 (+0,4% sul primo). L’anno si chiude con una perdita del 4,8%, ormai acquisita con le dinamiche già osservate. Nel 2010 è atteso un aumento dello 0,8%. L’export trainerà l'economia italiana fuori dalla recessione (+4,1%, -17,3% quest'anno), grazie al parziale rimbalzo del commercio mondiale (+9,1% in volume, dopo il crollo del 14,4% quest’anno); il dinamismo dei paesi emergenti sarà affiancato dalla ripresa di quelli avanzati. Il recupero degli investimenti sarà modesto: 1,5%, ottenuto in parte con gli incentivi
governativi, da confrontare con la contrazione cumulata pari al 15,7% nel biennio precedente. I consumi aumenteranno dello 0,7% (-1,7% quest’anno), sostenuti dalla maggior fiducia, mentre l’ulteriore progresso delle retribuzioni reali per addetto (+0,4%) sarà più che compensato nei redditi delle famiglie da una nuova contrazione dell’occupazione (-1,4% calcolata sulle unità di lavoro, che segue il -2,8% del 2009).
La disoccupazione lieviterà dall’8,3% al 9,5%, massimo dal 2000. La dinamica dei prezzi al consumo resterà molto bassa: 1,3% (0,7% nell’anno in corso). Il deficit pubblico rimarrà al 5% del PIL e il debito salirà al 117,8%, dal 114,8% raggiunto nel 2009.
La strada del recupero dei livelli di attività passati rimane, soprattutto per l’eurozona, fitta di ostacoli che ne freneranno lo slancio. Il principale resta la difficoltà di ottenere credito, evidenziata anche dalle ultime indagini presso le imprese. Diventa ancora più urgente riuscire a riattivare la domanda interna attraverso riforme strutturali che innalzino produttività e dinamismo.
Questa appare come l’unica strada per molte nazioni dell’area euro, ma soprattutto per l’Italia.
In Italia l’elenco delle riforme è noto da tempo e contempla ai primi posti l'efficienza della pubblica amministrazione, infrastrutture, capitale umano, liberalizzazioni, con un potenziale incremento del PIL stimato al 30%, ma di queste riforme a oggi nemmeno l’ombra.
Una delle riforme più urgenti sarebbe la riduzione dell’IRAP (imposta regionale sulle attività produttive), è un'imposta di competenza Statale, nella sua applicazione più comune, colpisce il valore della produzione netto delle imprese ossia in termini generali il reddito prodotto al lordo dei costi per il personale e degli oneri e dei proventi di natura finanziaria. Irap quindi và colpire il reddito al lordo del costo del personale, grava in particolar modo su imprese ad alta intensità di manodopera riducendone la redditività.
Inoltre l'Irap spesso viene pagata dalle imprese anche in presenza di una perdita di esercizio andando ulteriormente ad aggravarla.
E poi per combattere la crisi ci vorrebbe una cedolare secca del 20 % sugli affitti e sconti Irpef per i familiari a carico. In più una sospensione di almeno 12 mesi sui criteri Basilea 2, in questo momento no si può valutare solo come rating, asettico e freddo un’impresa, ma anche in base anche alla sua storia.
Importante anche l’apertura dei mercati alla concorrenza è un appuntamento da cogliere l’attuazione della direttiva europea per realizzare il mercato unico dei servizi. Ulteriori vantaggi per la produttività, le retribuzioni dei lavoratori e la domanda interna discenderebbero dal compimento delle riforme previdenziali e del welfare, l’allungamento dell’età pensionabile ( tranne per lavori usuranti) consentirebbe migliori ammortizzatori sociali e un reddito dignitoso nella vecchiaia, oltre al controllo della spesa pubblica, dal sostegno all’innovazione e dalla piena applicazione della riforma contrattuale.
martedì 3 novembre 2009
Da Mills alla mafia ora rischia
La dissoluzione dello scudo legale rischia di trascinare il premier in una serie di nuovi procedimenti dagli esiti imprevedibili. A partire dalle inchieste fiorentine sulle trattative politiche di Cosa nostra nella stagione delle stragi e della nascita di Forza Italia. E poi c'è Milano, con un'indagine sul riciclaggio di quattrini provenienti dal traffico di droga. Insomma, uno scenario che potrebbe moltiplicare i guai giudiziari per il Cavaliere rimasto allo scoperto.
La questione più pesante è il caso Mills: nella sentenza c'è il corrotto, mancava il corruttore. Pesante sia per la rilevanza del reato, corruzione in atti giudiziari; sia per l'eco internazionale, l'avvocato inglese è marito di un ministro del governo Brown, ma soprattutto perché le motivazioni della condanna a David Mills lasciano pochi margini di dubbio: "Ha agito certamente da falso testimone. Da un lato per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l'impunità dalle accuse o almeno il mantenimento degli ingenti profitti realizzati attraverso operazioni societarie e finanziarie illecite. Dall'altro per perseguire il proprio vantaggio economico". Le altre grane spaziano dalla politica all'azienda. C'è un procedimento "congelato" davanti al gip di Roma, Orlando Villoni, che vede indagato Berlusconi per istigazione alla corruzione di alcuni senatori eletti all'estero durante la scorsa legislatura.
A Milano poi dovrà tornare alla sbarra nel processo sui presunti fondi neri per la compravendita di diritti televisivi su pacchetti di film dagli Usa a Mediaset: riserve estere create facendo transitare le cessioni da società sponda con il solo scopo di aumentare fittiziamente gli esborsi. Il colpo di teatro potrebbe però arrivare dalle procure di Palermo e Firenze, che hanno raccolto le nuove deposizioni del pentito Gaspare Spatuzza sugli attentati di Cosa nostra del 1992-3. I pm fiorentini alla fine del 1996 avevano iscritto Berlusconi nel registro degli indagati per concorso in strage. Procedimento poi archiviato 5 anni dopo. Ma che adesso potrebbe ripartire proprio dalla ricerca dei referenti politici dei boss.
lunedì 2 novembre 2009
Green economy

I cambiamenti climatici e la nostra dipendenza dal petrolio d’importazione sono due problemi che, se lasciati ancora senza risposta, continueranno a indebolire la nostra economia.
Mentre in America si investe nella Green Economy, in Italia il governo Berlusconi parla della costruzione di centrali nucleari.
Vorrei ricordare che l’ultimo reattore nucleare costruito in America risale al 1729, trenta anni fà.
In Francia il nucleare conta il 20 per cento, con costi altissimi dei loro 59 reattori.
Ricordo infine che per costruire una centrale nucleare occorrono dagli 8 – 10 anni di lavoro e che la
Tecnologia proposta si basa su un combustibile, l’uranio appunto, di durata limitata.
Tutti non sanno forse che in Italia nella Bolletta Enel si paga ancora lo smaltimento delle centrali nucleari costruite prima del referendum con un ulteriore aumento negli ultimi anni dei costi, dovuto al prolungamento dei tempi di smaltimento.
L’Italia, tra i grandi Paesi industrializzati, ha scelto di uscire dal nucleare con il referendum del 1987 ma evidentemente, ed i molti incidenti nucleari che si sono succeduti negli ultimi tempi (anche in paesi avanzati come gli Stati Uniti o il Giappone) purtroppo dimostrano che è necessaria oggi più che mai una politica internazionale per l’uscita definitiva dal nucleare, sia civile che militare. L’Italia ha pronunciato un “no” storico al nucleare ma a distanza di quasi 14 anni dal referendum sul nucleare (8 novembre 1987) siamo ancora ben lontani dalla chiusura di quella coda “velenosa” costituita dalla sistemazione delle prodotte nel corso del tempo e dallo smantellamento delle centrali nucleari.
Il nostro territorio è, infatti, cosparso di siti di raccolta e di stoccaggio di scorie e veleni pericolosi, che costituiscono un potenziale di inquinamento che non è più possibile sottovalutare. Basti pensare che nel febbraio del 1998 è iniziata la scarica del “nocciolo” del reattore di Caorso che aveva ancora – dopo più di dieci anni – la sua carica di combustibile: un esperimento unico al mondo, un reattore carico di uranio e posto per così tanto tempo in “sicurezza attiva”, dimenticato un po’ da tutti. Bisogna stabilire delle responsabilità amministrative ed operative per questa situazione, e chiedere con forza che la decisione dei cittadini italiani di vivere lontani da fonti di potenziale inquinamento radioattivo venga rispettata sino in fondo.
C’è da investire pesantemente sulle rinnovabili sole, vento, mare, calore della terra, ben sapendo che, con il progresso tecnologico sarà sempre più efficiente e meno costose (ricordiamo che questo tipo di energie non ha scorie da smaltire).
Bisogna anche investire nell’infrastrutture verdi. Nuove soluzioni di massa, nuovi edifici sostenibili. E soprattutto una nuova rete, elettrica, capace di gestire la distribuzione della corrente in modo da compensare le oscillazioni delle rinnovabili (di notte non c’è sole e anche il vento cala).
L’ingente investimento di aziende e istituzioni nella lotta al global warming fa della green economy uno dei pochi comparti immuni dalla crisi economica degli ultimi anni. I profitti registrati superano addirittura le più rosee aspettative del rapporto Stern che prevedeva un giro d’affari di 530 miliardi entro il 2050. L’economia in verde starebbe galoppando quindi più veloce di quanto faccia il riscaldamento globale.
La buona salute del comparto si può misurare anche grazie alle cifre legate all’occupazione. Gli occupati del settore dal 2004 ad oggi sono più che raddoppiati, passando da 1 milione circa a 2,4.
I dati si riferiscono esclusivamente alle 368 società con capitale superiore ai 350 milioni di dollari seguite dall’indice di HSBC.
sabato 9 maggio 2009
Economia domestica: come risparmiare il 50 per cento sulla spesa. Ecco le regole da seguire
Risparmiare fino al 50 per cento sulla spesa per la tavola senza rinunciare alla qualità è possibile: è quanto afferma la Coldiretti che ha stilato una guida salva tasche attraverso il quale ogni famiglia può tagliare nettamente la spesa per gli alimentari.
Al riguardo è bene ricordare che in Italia la tavola è una componente determinante della spesa familiare che con 466 euro al mese per famiglia assorbe ben il 19 per cento delle risorse ed è seconda solo alle spese per l'abitazione.
La guida prevede utili consigli alla portata di tutti: recuperare gli avanzi della tavola, dedicare più tempo in cucina, riscoprire le ricette della nonna, acquistare in gruppo, scegliere prodotti locali e di stagione, tagliare le intermediazioni e coltivare un piccolo orto.
LA GUIDA
* RECUPERARE CON GUSTO GLI AVANZI
Polpette, frittate, pizze farcite, ratatouille e macedonia, sono una ottima soluzione per non gettare nella spazzatura gli avanzi In un momento di difficoltà economica sono in molti - sottolinea la Coldiretti - ad utilizzare la fantasia e il tempo libero per recuperare con gusto i cibi rimasti sulle tavole.
Una usanza molto diffusa che nel passato ha dato origine a piatti diventati simbolo della cultura enogastronomica del territorio come - precisa la Coldiretti - la ribollita toscana, i canederli trentini, la pinza veneta o al sud la frittata di pasta.
* STOP AI PIATTI PRONTI
Cucinare in proprio secondo una analisi della Coldiretti consente di risparmiare fino a 5 volte rispetto al consumo di piatti pronti e soprattutto garantisce sulla qualità degli ingredienti che possono essere scelti con più cura.
* LE RICETTE DELLA NONNA
Riscoprire le ricette della nonna, dai bolliti agli spezzatini, che utilizzano tagli della carne meno conosciuti che possono essere acquistati a prezzi estremamente convenienti senza rinunciare alla qualità.
* PREPARARE IN CASA
Preparare in casa il pane, la pasta, le conserve, lo yogurt o le confetture oltre ad essere divertente e salutare aiuta - sostiene la Coldiretti - a risparmiare garantendosi la qualità degli ingredienti utilizzati. Una passione che sta coinvolgendo un numero crescente di italiani .
* NON SPRECARE
Nonostante la crisi, circa il 10 per cento dei soldi spesi dagli italiani per l'acquisto di prodotti alimentari finisce nella spazzatura con una tendenza all'aumento.
Ad essere gettati nel bidone sono sopratutto - sostiene la Coldiretti - gli avanzi quotidiani della tavola ma anche prodotti scaduti o andati a male con frutta, verdura, pane, pasta, latticini e gli affettati che si classificano tra i prodotti più a rischio.
* PRODOTTI LOCALI E DI STAGIONE
In Italia l'86 per cento delle merci viaggia su strada ed è stato stimato che un pasto medio percorre più di 1.900 chilometri su camion, nave e/o aeroplano prima di arrivare sulla tavola e spesso ci vogliono più calorie in termini energetici per portare gli alimenti al consumatore di quanto il pasto stesso provveda in termini nutrizionali.
All'impatto ambientale si aggiunge quello economico che fa lievitare i costi dei prodotti importati da lunghe distanze spesso fuori stagione come nel caso dell'uva cilena o delle ciliegie argentine.
Acquistare prodotti locali - sostiene la Coldiretti - garantisce inoltre una maggiore genuinità e freschezza.
* PREFERIRE PRODOTTI SFUSI
Le confezioni incidono fino al 30 per cento sul prezzo industriale di vendita degli alimenti e pesano sulle tasche degli italiani spesso più del prodotto agricolo in esse contenuto.
Meglio allora comprare prodotti sfusi magari avvantaggiandosi dei distributori automatici che si stanno diffondendo nelle aziende agricole come quelli di latte fresco.
* TAGLIARE LE INTERMEDIAZIONI
Secondo una analisi Coldiretti/Swg un italiano su due nello stesso anno ha acquistato almeno una volta direttamente dal produttore agricolo e tra le motivazioni di acquisto dell'indagine Swg/Coldiretti spicca infatti la genuinità (63 per cento) seguita dal gusto (39 per cento) e dal risparmio (28 per cento).
Sono oltre 60mila le aziende agricole dove è possibile acquistare direttamente alle quali si aggiungono ormai centinaia di mercati degli agricoltori (www.campagnamica.it).
La vendita diretta del produttore è la forma di distribuzione commerciale che ha registrato la maggiore crescita nel 2008 battendo nell'alimentare negozi, hard discount e ipermercati, grazie ad un incremento dell' 8 per cento del valore delle vendite per un totale stimato in 2,7 miliardi di Euro.
* UN PICCOLO ORTO
Quasi quattro italiani su dieci (37 per cento) dedicano parte del tempo libero al giardinaggio e alla cura dell'orto, come misura antistress, per passione, per gratificazione personale o anche solo per risparmiare, secondo una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat sulle attività del tempo libero pubblicati nel 2008 che fotografano un crescente interesse per la cura del verde.
Una opportunità disponibile non solo per chi dispone di spazi all'aria aperta ma - precisa la Coldiretti - anche di semplici terrazzi grazie all'offerta di piante di varietà adatte alla coltivazione in vaso.
Non solo dunque piante, fiori, basilico, rosmarino e mentuccia, ma anche pomodori, zucchine e lattuga disponibili nei vivai.
Al riguardo è bene ricordare che in Italia la tavola è una componente determinante della spesa familiare che con 466 euro al mese per famiglia assorbe ben il 19 per cento delle risorse ed è seconda solo alle spese per l'abitazione.
La guida prevede utili consigli alla portata di tutti: recuperare gli avanzi della tavola, dedicare più tempo in cucina, riscoprire le ricette della nonna, acquistare in gruppo, scegliere prodotti locali e di stagione, tagliare le intermediazioni e coltivare un piccolo orto.
LA GUIDA
* RECUPERARE CON GUSTO GLI AVANZI
Polpette, frittate, pizze farcite, ratatouille e macedonia, sono una ottima soluzione per non gettare nella spazzatura gli avanzi In un momento di difficoltà economica sono in molti - sottolinea la Coldiretti - ad utilizzare la fantasia e il tempo libero per recuperare con gusto i cibi rimasti sulle tavole.
Una usanza molto diffusa che nel passato ha dato origine a piatti diventati simbolo della cultura enogastronomica del territorio come - precisa la Coldiretti - la ribollita toscana, i canederli trentini, la pinza veneta o al sud la frittata di pasta.
* STOP AI PIATTI PRONTI
Cucinare in proprio secondo una analisi della Coldiretti consente di risparmiare fino a 5 volte rispetto al consumo di piatti pronti e soprattutto garantisce sulla qualità degli ingredienti che possono essere scelti con più cura.
* LE RICETTE DELLA NONNA
Riscoprire le ricette della nonna, dai bolliti agli spezzatini, che utilizzano tagli della carne meno conosciuti che possono essere acquistati a prezzi estremamente convenienti senza rinunciare alla qualità.
* PREPARARE IN CASA
Preparare in casa il pane, la pasta, le conserve, lo yogurt o le confetture oltre ad essere divertente e salutare aiuta - sostiene la Coldiretti - a risparmiare garantendosi la qualità degli ingredienti utilizzati. Una passione che sta coinvolgendo un numero crescente di italiani .
* NON SPRECARE
Nonostante la crisi, circa il 10 per cento dei soldi spesi dagli italiani per l'acquisto di prodotti alimentari finisce nella spazzatura con una tendenza all'aumento.
Ad essere gettati nel bidone sono sopratutto - sostiene la Coldiretti - gli avanzi quotidiani della tavola ma anche prodotti scaduti o andati a male con frutta, verdura, pane, pasta, latticini e gli affettati che si classificano tra i prodotti più a rischio.
* PRODOTTI LOCALI E DI STAGIONE
In Italia l'86 per cento delle merci viaggia su strada ed è stato stimato che un pasto medio percorre più di 1.900 chilometri su camion, nave e/o aeroplano prima di arrivare sulla tavola e spesso ci vogliono più calorie in termini energetici per portare gli alimenti al consumatore di quanto il pasto stesso provveda in termini nutrizionali.
All'impatto ambientale si aggiunge quello economico che fa lievitare i costi dei prodotti importati da lunghe distanze spesso fuori stagione come nel caso dell'uva cilena o delle ciliegie argentine.
Acquistare prodotti locali - sostiene la Coldiretti - garantisce inoltre una maggiore genuinità e freschezza.
* PREFERIRE PRODOTTI SFUSI
Le confezioni incidono fino al 30 per cento sul prezzo industriale di vendita degli alimenti e pesano sulle tasche degli italiani spesso più del prodotto agricolo in esse contenuto.
Meglio allora comprare prodotti sfusi magari avvantaggiandosi dei distributori automatici che si stanno diffondendo nelle aziende agricole come quelli di latte fresco.
* TAGLIARE LE INTERMEDIAZIONI
Secondo una analisi Coldiretti/Swg un italiano su due nello stesso anno ha acquistato almeno una volta direttamente dal produttore agricolo e tra le motivazioni di acquisto dell'indagine Swg/Coldiretti spicca infatti la genuinità (63 per cento) seguita dal gusto (39 per cento) e dal risparmio (28 per cento).
Sono oltre 60mila le aziende agricole dove è possibile acquistare direttamente alle quali si aggiungono ormai centinaia di mercati degli agricoltori (www.campagnamica.it).
La vendita diretta del produttore è la forma di distribuzione commerciale che ha registrato la maggiore crescita nel 2008 battendo nell'alimentare negozi, hard discount e ipermercati, grazie ad un incremento dell' 8 per cento del valore delle vendite per un totale stimato in 2,7 miliardi di Euro.
* UN PICCOLO ORTO
Quasi quattro italiani su dieci (37 per cento) dedicano parte del tempo libero al giardinaggio e alla cura dell'orto, come misura antistress, per passione, per gratificazione personale o anche solo per risparmiare, secondo una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat sulle attività del tempo libero pubblicati nel 2008 che fotografano un crescente interesse per la cura del verde.
Una opportunità disponibile non solo per chi dispone di spazi all'aria aperta ma - precisa la Coldiretti - anche di semplici terrazzi grazie all'offerta di piante di varietà adatte alla coltivazione in vaso.
Non solo dunque piante, fiori, basilico, rosmarino e mentuccia, ma anche pomodori, zucchine e lattuga disponibili nei vivai.
Impariamo a fare la spesa: arriva il vademecum per risparmiare 1.320 euro in un anno
Le famiglie italiane potranno risparmiare fino a 1.320 euro l'anno per l'acquisto di prodotti alimentari seguendo i consigli e i contenuti nel vademecum 'Impariamo a fare la spesa'.
Un opuscolo in cui si divide per fasce di costo, si suggeriscono alimenti 'alternativi' più economici e si consiglia quali prodotti acquistare a seconda della stagione.
Il libricino presentato da Confesercenti, Federconsumatori e Adoc sarà pubblicato in 10mila copie e distribuito nelle varie strutture territoriali che potranno avviare diverse iniziative per farlo arrivare ai consumatori. Mentre tutti quanti lo potranno consultare nei siti delle associazioni.
Il risparmio mensile sarebbe quindi di 110 euro, che però potrebbe aumentare per le famiglie numerose (fino a 1.850 euro l'anno per coppie con tre figli), per gli anziani (1.516 euro) e per le famiglie del Sud (1.640 euro).
Il vademecum contiene delle indicazioni che consentiranno ai consumatori di fare una spesa più oculata e, allo stesso tempo, avere prodotti di migliore qualità (stagionali, ecc.). Con i consigli che vanno dall'acquisto nel campo dell'ortofrutta, ai prodotti ittici, dai formaggi e salumi, alle carni.
Seguendo i consigli dell'opuscolo si stimano notevoli risparmi: per quanto riguarda i prodotti ortofrutticoli nel caso delle primizie o dei prodotti fuori stagione i prezzi possono essere superiori del 30-70% rispetto ad un prodotto di stagione.
Per i prodotti ittici, andrebbe considerata la differenza tra prodotto importato e nostrano, con differenze di prezzo che possono arrivare anche al 60%. Oppure, scegliendo tipologie diverse, la trota invece che l'orata, il persico invece che il dentice, i risparmi possono aggirarsi intorno al 30% nel primo caso e all'80% nel secondo.
Per il pane esiste una differenza di prezzo a seconda delle zone e del tipo prodotto richiesto. Il pane comune costa circa il 50% in meno rispetto ad un pane speciale, quello di pezzatura piccola costa di più di quello grande. Anche per le carni esiste una ''stagionalità'': in genere il maiale costa meno d'estate (10-20%), così gallina e cosce di pollo (30-20%), alcune pezzature di bovino adulto costano meno d'inverno (10%).
L'incidenza della spesa alimentare sul totale della spesa delle famiglie è del 18,8% (2 punti in meno rispetto al 1990), ed ammonta in media a 466 euro mensili, 5.592 euro l'anno.
Un opuscolo in cui si divide per fasce di costo, si suggeriscono alimenti 'alternativi' più economici e si consiglia quali prodotti acquistare a seconda della stagione.
Il libricino presentato da Confesercenti, Federconsumatori e Adoc sarà pubblicato in 10mila copie e distribuito nelle varie strutture territoriali che potranno avviare diverse iniziative per farlo arrivare ai consumatori. Mentre tutti quanti lo potranno consultare nei siti delle associazioni.
Il risparmio mensile sarebbe quindi di 110 euro, che però potrebbe aumentare per le famiglie numerose (fino a 1.850 euro l'anno per coppie con tre figli), per gli anziani (1.516 euro) e per le famiglie del Sud (1.640 euro).
Il vademecum contiene delle indicazioni che consentiranno ai consumatori di fare una spesa più oculata e, allo stesso tempo, avere prodotti di migliore qualità (stagionali, ecc.). Con i consigli che vanno dall'acquisto nel campo dell'ortofrutta, ai prodotti ittici, dai formaggi e salumi, alle carni.
Seguendo i consigli dell'opuscolo si stimano notevoli risparmi: per quanto riguarda i prodotti ortofrutticoli nel caso delle primizie o dei prodotti fuori stagione i prezzi possono essere superiori del 30-70% rispetto ad un prodotto di stagione.
Per i prodotti ittici, andrebbe considerata la differenza tra prodotto importato e nostrano, con differenze di prezzo che possono arrivare anche al 60%. Oppure, scegliendo tipologie diverse, la trota invece che l'orata, il persico invece che il dentice, i risparmi possono aggirarsi intorno al 30% nel primo caso e all'80% nel secondo.
Per il pane esiste una differenza di prezzo a seconda delle zone e del tipo prodotto richiesto. Il pane comune costa circa il 50% in meno rispetto ad un pane speciale, quello di pezzatura piccola costa di più di quello grande. Anche per le carni esiste una ''stagionalità'': in genere il maiale costa meno d'estate (10-20%), così gallina e cosce di pollo (30-20%), alcune pezzature di bovino adulto costano meno d'inverno (10%).
L'incidenza della spesa alimentare sul totale della spesa delle famiglie è del 18,8% (2 punti in meno rispetto al 1990), ed ammonta in media a 466 euro mensili, 5.592 euro l'anno.
martedì 5 maggio 2009
COME SPEDIRE UNA NEWSLETTER CON FACEBOOK

Facebook consente di inviare una newsletter ai propri iscritti (o fan). E' uno strumento gratuito molto utile per comunicare con i lettori di un sito o di un blog. Per spedire newsletter, comunicazioni o aggiornamenti è necessario aprire una pagina dei fan su Facebook e linkarla dal proprio blog/sito. Gli utenti saranno così invitati a visitare la vostra pagina su Facebook e diventare fan. Questo vi consentirà anche di conoscere face to face i vostri lettori più affezionati.
Una volta creata la pagina web su Facebook e ricevuto la registrazione dei primi fan, potete inviare la newsletter.
* Entrate su Facebook con la vostra login e password
* Cliccate in basso su "Gestione pagine"
* Sotto "attività recenti sulle pagine" cliccate sul nome della pagina per visualizzarla.
* Nella pagina successiva trovate nel menù di sinistra la voce "Invia un aggiornamento ai fan".
* Vi appare il box per spedire la newsletter, dove potete inserire il testo, le foto, i link e persino selezionare i destinatari per luogo di residenza, età e sesso.
* Una volta preparata la comunicazione, cliccate sul pulsante "Invia" per spedire la newsletter a tutti i vostri fan.
Un tool che farà impallidire gli esperti di Customer relationship Management, per di più... gratuito. E' sufficiente aprire un account su Facebook per gestire le proprie pagine, senza alcuna limitazione. C'è solo una controindicazione. Nel caso in cui Facebook, per qualsiasi motivo, decide di chiudere il vostro account, rischiate di perdere il database dei fan che avete costruito nel tempo. E' quindi consigliabile invitare su facebook gli utenti già iscritti ad un vostro servizio, ad esempio facendo iscrivere prima gli utenti sulla vostra newsletter, forum ecc, e successivamente anche su Facebook. Eliminando in tal modo ogni rischio di perdita dei dati.
Come scoprire il proprio volto da vecchio

Come sarai da vecchio? Per rispondere a questo quesito può essere utile visitare Face of the Future, un interessante tool online per generare il morphing di una foto. Caricando una propria foto, il tool Face of the Future consente di modificare il volto portandolo in avanti o indietro negli anni. E' anche possibile trasformare il volto con le sembianze di un animale.
Come utilizzare Face of the Future
1. Scattare con la web cam una propria foto. Il primo passo per giocare con Face of the Future è scattare un bel primo piano del volto tramite la web cam del computer o la fotocamera digitale. E' preferibile uno scatto molto ravvicinato, per lasciare spazio soltanto al viso, e con uno sfondo neutro e privo di ulteriori dettagli.
2. Caricare la foto sul sito di Face of the Future, selezionando il sesso, la propria fascia d'età (bambino, ragazzo, adulto o vecchio) ed i propri caratteri somatici dominanti (afro-caraibico, caucasico, asiatico).
3. Selezionare in drag and drop il vostro volto all'interno di un rettangolo. Successivamente vi chiederà di indicare la posizione degli occhi e del mento.
A questo punto potete iniziare a giocare con la trasformazione. E' possibile trasformare l'immagine da adulto a vecchio, da ragazzo ad adulto ecc. Ma non solo. Giocando con il tool possiamo trasformare il volto in un manga oppure in un vero e proprio quadro nello stile del Botticelli, Modigliani... Oppure in una scimmia. Ecco un esempio pratico del risultato:
Face of the Future
Per caricare la propria foto su Face of the Future e giocare con il tool. http://morph.cs.st-andrews.ac.uk/Transformer/index.html
CO2, oggi o domani è sempre CO2

La CO2 è sempre CO2, e bisogna calcolarne la quantità totale emessa dal’uomo sin dagli inizi della rivoluzione industriale. L’atmosfera è come un serbatoio di dimensioni limitate, che noi stiamo riempiendo di gas serra: l’importante è il quanto, non il quando, e anche la politica dovrebbe saperlo e comportarsi di conseguenza. E’ questa la proposta avanzata nei giorni scorsi su Nature da ricercatori che analizzano gli effetti dell’anidride carbonica, il maggior responsabile dell’effetto serra e del riscaldamento globale.
I modelli testati dagli scienziati britannici che hanno pubblicato il primo studio sulle emissioni cumulative di CO2 dicono che il momento in cui avvengono le emissioni non è rilevante: l’importante è il totale cumulativo delle emissioni avvenute nel corso di secoli. Per questo non ha senso scegliere politiche per tagliare le emissioni da qui al 2020, o al 2050. Per esempio, mille miliardi di tonnellate di CO2 emesse dal 1750 al 2500 causerebbero un aumento della temperatura di due gradi. Il fatto però è che l’umanità ha già emesso metà di quel totale, e ai ritmi odierni emetterà l’altro mezzo triliardo di tonnellate in meno di 40 anni.
Il secondo studio, questa volta a maggioranza tedesca, si concentra sui metodi per contenere l’aumento di temperatura entro i due gradi da qui al 2100. Il loro modello dice che per raggiungere questo obiettivo non dobbiamo superare gli 0,9 triliardi di tonnellate totali. Purtroppo, un terzo di questa quantità è stato emesso soltanto negli ultimi nove anni.
Gli autori degli studi sostengono che vedere le emissioni come una risorsa esauribile renderà più semplice, per politici ed economisti, affrontare il problema del global warming: "Se bruci una tonnellata di anidride carbonica oggi, non puoi bruciarla domani… hai a disposizione uno stock finito."
giovedì 30 aprile 2009
Il ritorno della fusione fredda

A vent’anni di distanza dal primo tentativo parzialmente riuscito di fusione fredda, un nuovo esperimento sembra aver riaperto le speranze di ottenere reazioni nucleari a bassa energia (LENR-low energy nuclear reactions). Lo annuncia un gruppo di ricercatori coordinati da Pamela Mosier-Boss dello Space and Naval Warfare Systems Center di San Diego (California), con uno studio presentato al meeting annuale dell’American Chemical Society: la prima prova visibile della produzione di neutroni, le particelle subatomiche la cui presenza dimostra l'avvenuta reazione atomica.
Era il 1989 quando Martin Fleischmann e Stanley Pons dimostrarono di aver ottenuto sperimentalmente la fusione fredda, suscitando grande clamore nella comunità scientifica e non solo. La fusione è la reazione che avviene all'interno delle stelle, la loro fonte di energia; riuscire a riprodurre in laboratorio a temperatura ambiente questo processo sarebbe un risultato straordinario. Il proseguimento delle ricerche deluse poi le aspettative iniziali: i rari tentativi (per esempio quelli del 2000 e del 2002) di riprodurre il risultato del 1989 non hanno convinto e la strada della reazione nucleare a bassa energia non si è dimostrata percorribile come alternativa “pulita” alla fissione nucleare, sulla quale si basa il funzionamento delle comuni centrali atomiche.
La sperimentazione di Mosier-Boss è stata condotta immergendo in una soluzione di cloruro di palladio e acqua pesante (acqua con atomi di deuterio al posto dell’idrogeno) un elettrodo di oro o nichel, nel quale è stata fatta passare corrente per innescare la reazione, con un processo detto di co-deposizione Per rilevare le tracce delle particelle emesse durante le reazioni è stata usata una plastica chiamata Cr-39. Su questo materiale, al termine dell’esperimento sono stati osservati gruppi di minuscoli segni che sarebbero stati prodotti, secondo gli autori, dai neutroni originati dalla fusione di nuclei di deuterio. Un piccolo indizio che segnala la possibilità di innescare in laboratorio le cosiddette reazioni nucleari a bassa energia, che sono alla base dei processi di fusione atomica a basse temperature.
Troppa acqua per l'etanolo
Per produrre un litro di biocombustbile possono servire oltre 2.000 litri di acqua: una quantità tre volte maggiore del previsto. Lo studio dell'Università del Minnesota
La produzione di etanolo, il biocombustibile derivato dal mais, richiederebbe un consumo di acqua tre volte più alto del previsto. È quanto emerso da uno studio pubblicato su Environmental Science and Technology dall’Università del Minnesota.
L’etanolo, ottenuto attraverso la fermentazione del mais, fa parte della prima generazione di biocombustibili. Negli Stati Uniti e in Brasile è la più importante alternativa ai derivati del petrolio. Da anni però la comunità scientifica discute su quanto la sua produzione sia conveniente in termini di impatto ambientale. Uno dei nodi di discussione, per esempio, è l’effetto dei fertilizzanti utilizzati nelle coltivazioni di mais non a scopo alimentare, responsabili della desertificazione di alcune aree nel Golfo del Messico. Nonché della emissione di alte quantità di biossido di azoto (NO2), un gas serra rilasciato dai batteri che prosperano nelle terre molto ricche di azoto.
In questo studio è stato preso in considerazione un altro aspetto controverso: l'acqua necessaria alla produzione dell’etanolo dal mais. Secondo i ricercatori statunitensi le stime fatte finora non tengono conto di un fattore molto importante: la variabilità regionale delle condizioni climatiche, dei sistemi di irrigazione e della loro efficienza.
Gli studiosi hanno realizzato una mappa delle coltivazioni di mais destinato alla produzione di combustibile e hanno rilevato che l’80 per cento del granturco viene raccolto entro un raggio di 64 chilometri dalla raffineria dove viene trasformato in etanolo. Utilizzando i dati regionali sul tasso d’irrigazione dei terreni, si è ottenuta una stima dell’acqua necessaria per produrre la “benzina biologica”.
I calcoli parlano chiaro: la quantità di acqua necessaria varia da cinque a 2.138 litri per ottenere un solo litro di etanolo. “Negli Stati con un clima più umido occorre poca acqua, quasi tutta destinata alla bollitura e alla distillazione del mais”, spiega Sangwon Suh coautore dello studio, “mentre nelle zone più aride, come Nabraska, Colorado e California, la quantità di acqua sale esponenzialmente perché necessaria all’irrigazione”.
Nel futuro il consumo di acqua è destinato ad aumentare, vista la crescente esigenza di combustibili alternativi che sta spingendo le coltivazioni di mais verso aree aride e che richiedono grandi quantità di acqua ed energia per la produzione del biocombustibile. Il rischio è che, alla fine, l’energia generata dall’etanolo sia minore di quella necessaria per produrlo.
“È necessario promuovere la produzione di etanolo negli Stati con tassi di irrigazione più bassi. Negli altri la diffusione di questo tipo di coltivazione può diminuire seriamente le scorte di acqua già scarse”, concludono i ricercatori. (i.n.)
La produzione di etanolo, il biocombustibile derivato dal mais, richiederebbe un consumo di acqua tre volte più alto del previsto. È quanto emerso da uno studio pubblicato su Environmental Science and Technology dall’Università del Minnesota.
L’etanolo, ottenuto attraverso la fermentazione del mais, fa parte della prima generazione di biocombustibili. Negli Stati Uniti e in Brasile è la più importante alternativa ai derivati del petrolio. Da anni però la comunità scientifica discute su quanto la sua produzione sia conveniente in termini di impatto ambientale. Uno dei nodi di discussione, per esempio, è l’effetto dei fertilizzanti utilizzati nelle coltivazioni di mais non a scopo alimentare, responsabili della desertificazione di alcune aree nel Golfo del Messico. Nonché della emissione di alte quantità di biossido di azoto (NO2), un gas serra rilasciato dai batteri che prosperano nelle terre molto ricche di azoto.
In questo studio è stato preso in considerazione un altro aspetto controverso: l'acqua necessaria alla produzione dell’etanolo dal mais. Secondo i ricercatori statunitensi le stime fatte finora non tengono conto di un fattore molto importante: la variabilità regionale delle condizioni climatiche, dei sistemi di irrigazione e della loro efficienza.
Gli studiosi hanno realizzato una mappa delle coltivazioni di mais destinato alla produzione di combustibile e hanno rilevato che l’80 per cento del granturco viene raccolto entro un raggio di 64 chilometri dalla raffineria dove viene trasformato in etanolo. Utilizzando i dati regionali sul tasso d’irrigazione dei terreni, si è ottenuta una stima dell’acqua necessaria per produrre la “benzina biologica”.
I calcoli parlano chiaro: la quantità di acqua necessaria varia da cinque a 2.138 litri per ottenere un solo litro di etanolo. “Negli Stati con un clima più umido occorre poca acqua, quasi tutta destinata alla bollitura e alla distillazione del mais”, spiega Sangwon Suh coautore dello studio, “mentre nelle zone più aride, come Nabraska, Colorado e California, la quantità di acqua sale esponenzialmente perché necessaria all’irrigazione”.
Nel futuro il consumo di acqua è destinato ad aumentare, vista la crescente esigenza di combustibili alternativi che sta spingendo le coltivazioni di mais verso aree aride e che richiedono grandi quantità di acqua ed energia per la produzione del biocombustibile. Il rischio è che, alla fine, l’energia generata dall’etanolo sia minore di quella necessaria per produrlo.
“È necessario promuovere la produzione di etanolo negli Stati con tassi di irrigazione più bassi. Negli altri la diffusione di questo tipo di coltivazione può diminuire seriamente le scorte di acqua già scarse”, concludono i ricercatori. (i.n.)
Vuoi installare una centrale eolica? Chiedilo a Google

Presto una nuova applicazione permetterà di sapere come muoversi per costruire impianti “puliti”
Google, con l’aiuto della National Audubon Society e della Natural Resources Defense Council, metterà a punto una nuova applicazione per promuovere le energie rinnovabili e la cultura del rispetto per l’ambiente.
Le due organizzazioni partner del colosso di Mountain View hanno accumulato nel tempo una grande quantità di informazioni di tipo ambientale-burocratico, e ora hanno deciso di metterle a disposizione dell’applicazione The Path Green Energy, a cui tutti potranno accedere attraverso Google Earth.
Questo tool, fra l’altro, avrà l’importante funzione, attraverso mappe realizzate appositamente, di mostrare tutte quelle zone nel mondo che sono più adatte alla costruzione di impianti eolici e solari. In genere le aziende che puntano allo sfruttamento delle energie rinnovabili evitano di costruire in luoghi dove si possano generare conflitti con gli abitanti del luogo o con gli stessi ambientalisti, preoccupati dell'impatto delle opere sulla fauna e i paesaggi circostanti. Il servizio di Google Earth si propone di rendere visibili due aspetti fondamentali della questione: la presenza di aree protette o di habitat naturali di specie in via di estinzione e il complesso dell’iter legislativo che le compagnie devono affrontare prima della costruzione degli impianti di energia rinnovabile.
“Questo servizio dà informazioni necessarie a tutti coloro che hanno bisogno di selezionare i luoghi più adatti e potrebbe ridurre i conflitti riguardo allo sviluppo energetico”, ha dichiarato il presidente di Audubon John Flicker. Per ora sono state raccolte informazioni solo su 13 stati degli Usa, ma l’obiettivo finale è quello di aggiungere informazioni riguardanti tutti e cinque i continenti per soddisfare la crescente domanda di energia rinnovabile.
mercoledì 29 aprile 2009
Meno insetti intorno a Chernobyl
Nella cosiddetta area di esclusione attorno a Chernobyl, che si estende per 30 chilometri di raggi a partire dal sito della vecchia centrale, ci sono forti segnali di un declino delle popolazioni di insetti e aracnidi, che appare correlato ai livelli di radiazione. E' questa la conclusione di uno studio condotto da Timothy Mousseau dell’Università della South Carolina, e da Anders Moller dell’Università di Parigi-Sud appena pubblicata sulla rivista “Biology Letters”.
E' più di un decennio che Mousseau sta studiando la zona di esclusione - ossia l’area contaminata attorno all’impianto che è stata evacuata subito dopo il disastro e che è rimasta praticamente priva di nuovi insediamenti umani – per seguire l’evoluzione delle popolazioni di piante, animali e insetti in quella regione. In pubblicazioni precedenti, i ricercatori avevano già segnalato il fatto come anche bassi livelli di radiazioni presenti nell'area avessero un impatto negativo sulle popolazioni di uccelli.
Lo studio dedicato agli insetti, che è durato tre anni e ha preso in esame 700 siti differenti, ha rilevato una diminuzione anche di quattro ordini di grandezza, che è apparsa correlata all'intensità delle radiazioni anche dopo le correzioni dei dati con un’adeguata ponderazione di altri fattori rilevanti quali la tipologia del suolo, il tipo di habitat o l’altezza della vegetazione.
La ricerca è stata condotta sia con tecniche tradizionali, per esempio il transennamento di aree specifiche e il successivo conteggio degli insetti e degli aracnidi presenti, sia con tecniche che sfruttavano le tecnologie GPS e dosimetri per la misurazione dei livelli di radiazione.
“Abbiamo transennato aree contaminate a Chernobyl, altre aree contaminate in Bielorussia e aree non contaminate”, ha spiegato Mousseau. “Abbiamo trovato così uno schema fondamentale valido per tute le zone: il numero di organismi diminuisce all'aumentare della contaminazione.”
La tecnica del conteggio, per quanto possa sembrare di tipo minimale, si dimostra invece “particolarmente sensibile”, osserva il ricercatore, in quanto permette di rendersi conto dei cambiamenti di struttura e livello di contaminazione nelle diverse aree, e “permette di confrontare aree relativamente pulite con aree più contaminate”.
E' più di un decennio che Mousseau sta studiando la zona di esclusione - ossia l’area contaminata attorno all’impianto che è stata evacuata subito dopo il disastro e che è rimasta praticamente priva di nuovi insediamenti umani – per seguire l’evoluzione delle popolazioni di piante, animali e insetti in quella regione. In pubblicazioni precedenti, i ricercatori avevano già segnalato il fatto come anche bassi livelli di radiazioni presenti nell'area avessero un impatto negativo sulle popolazioni di uccelli.
Lo studio dedicato agli insetti, che è durato tre anni e ha preso in esame 700 siti differenti, ha rilevato una diminuzione anche di quattro ordini di grandezza, che è apparsa correlata all'intensità delle radiazioni anche dopo le correzioni dei dati con un’adeguata ponderazione di altri fattori rilevanti quali la tipologia del suolo, il tipo di habitat o l’altezza della vegetazione.
La ricerca è stata condotta sia con tecniche tradizionali, per esempio il transennamento di aree specifiche e il successivo conteggio degli insetti e degli aracnidi presenti, sia con tecniche che sfruttavano le tecnologie GPS e dosimetri per la misurazione dei livelli di radiazione.
“Abbiamo transennato aree contaminate a Chernobyl, altre aree contaminate in Bielorussia e aree non contaminate”, ha spiegato Mousseau. “Abbiamo trovato così uno schema fondamentale valido per tute le zone: il numero di organismi diminuisce all'aumentare della contaminazione.”
La tecnica del conteggio, per quanto possa sembrare di tipo minimale, si dimostra invece “particolarmente sensibile”, osserva il ricercatore, in quanto permette di rendersi conto dei cambiamenti di struttura e livello di contaminazione nelle diverse aree, e “permette di confrontare aree relativamente pulite con aree più contaminate”.
Nasce education 2.0. La prima rivista on line sul mondo dell'education

È online la nuova community sulla cultura educativa: .Scuola, università, lavoro si incontrano in un progetto che vuole porsi di fronte ai grandi cambiamenti del mondo, dell'apprendimento e del sapere.
Education 2.0 discute quotidianamente dell’educazione nell’era della società democratica, di tutti e di ciascuno vigilando sulla qualità dell'istruzione e sulla sua equità sociale, studiando i progetti migliori per il rinnovamento dei curricoli, dei saperi, dei metodi.
I docenti protagonisti sono la chiave del successo dell’educazione, dell’istruzione e della formazione. Il segreto di un cambiamento positivo è il protagonismo dei docenti, di chi fa ogni giorno la scuola e l'università.
Education 2.0 sarà quindi un luogo di partecipazione aperta. Il web 2.0, il web sociale dell’incontro di intelligenze, è la nuova frontiera della rete: per questo non dovrete sfogliare una rivista cartacea, ma potrete partecipare attraverso l'interattività del web.
Partiamo dalle esperienze, dalla vita scolastica e universitaria, da ciò che in essa si muove, dalle novità educative, dai problemi quotidiani. In costante rapporto col pensiero, con la cultura educativa in Italia, in Europa e nel mondo.
Invitiamo dunque chi fa e chi si occupa di education a interagire con questo nuovo strumento su www.educationduepuntozero.it per scrivere, interloquire, commentare, dibattere, criticare, navigando da subito. Ognuno di noi è chiamato a dare il suo contributo per costruire un’education migliore, attraverso proposte concrete, argomentate e fattibili."
Metano oceanico, meno rischi per l'effetto serra

Un'analisi dell'antico ghiaccio groenlandese mostra un picco nell'emissione di gas metano circa 11.000 anni fa, originatosi dalle zone umide invece che dal fondo oceanico o dal permafrost: la scoperta dei ricercatori dell'Università del Colorado a Boulder permette di guardare con meno pessimismo alle previsioni dell'aumento dell'effetto serra e del riscaldamento globale.
"Il metano legato ai sedimenti oceanici e al permafrost, chiamato clarato idrato, una sostanza simile al ghiaccio composta da metano e acqua, viene rilasciato in atmosfera durante i periodi di riscaldamento globale: la preoccupazione è legata al suo enorme volume e del suo altrettanto enorme potenziale come gas serra”, ha spiegato Vasilii Petrenko, ricercatore del Institute of Arctic and Alpine Research della CU-Boulder e primo autore dello studio.
Si temeva, infatti, che il riscaldamento attuale potesse scatenare un'enorme “ebollizione” dell'oceano determinata a sua volta dalla dissociazione dei clatrati nel fondo marino. Il fenomeno rappresenterebbe un meccanismo di feedback positivo in grado di aggravare ulteriormente l'effetto serra e il riscaldamento globale. Se solo il 10 per cento del metano proveniente dai clatrati fosse improvvisamente rilasciato in atmosfera, il risultante incremento nell'effetto serra sarebbe equivalente a un aumento di 10 volte del biossido di carbonio in atmosfera.
Per poter prevedere l'eventualità di un simile processo si è cercato di studiare le modalità con cui questo processo è avvenuto in passato. Quando la Terra uscì dall'ultima era glaciale, infatti, la temperatura in alcune regioni dell'emisfero settentrionale è aumentata di circa 10 gradi Celsius in soli 20 anni.
Nel corso della ricerca di Petrenko e colleghi, riportata sull'ultimo numero della rivista “Science”, sono state estratte diverse tonnellate di ghiaccio antico dall'estremo margine occidentale della Groenlandia nei pressi di Pakitsoq. Ridotti in cubi di dimensioni maneggiabili, i campioni di ghiaccio sono poi stati fusi in condizioni controllate in modo da recuperare i gas liberati e da poterne misurare la composizione.
Utilizzando il carbonio 14 come "tracciante" per datare e distinguere il metano delle zone umide dal metano clatrato, il gruppo internazionale di ricercatori è riuscito a fotografare un evento vecchio di 11.600 anni, stabilendo che il contributo più importante fu dovuto in effetti alle zone umide.
"Il rilascio di metano da parte dei clatrati nei periodi di brusco riscaldamento è comunque un processo che deve destare preoccupazione”, ha concluso il ricercatore. “Certo, è importante sapere che non si tratta del contributo più rilevante.” (fc)
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